PROPOSTA DI LEGGE PER LA MOBILITÀ CICLISTICA IN PUGLIA

Per correre al passo delle più moderne capitali europee, alla Puglia non servono aerei supersonici e neppure veloci automobili, perché quello che le occorre è soltanto una bicicletta.
L’Europa ha da tempo compreso i benefici che derivano dall’uso della due ruote più ecosostenibile attualmente disponibile sul mercato. E, nel sempre crescente bisogno di percorrere la strada verso una mobilità sostenibile, ne ha fatto un mezzo di trasporto imprescindibile, legando il suo utilizzo a quello dei mezzi pubblici su gomma e su ferro, sia nei contesti cittadini sia in quelli extraurbani: praticando, così, la cosiddetta intermodalità (bici più treno – bus – nave – aereo).
Sono questi i motivi per cui il Partito democratico, da sempre attento alla mobilità sostenibile e al rispetto dell’ambiente, ha messo a punto una legge che consentirà anche alla Puglia di incrementare notevolmente lo sviluppo della sua mobilità ciclistica.
Non è un caso, infatti, che la proposta di legge del gruppo consiliare del Partito democratico preveda, fra l’altro, che “tutti i progetti di opere stradali possano beneficiare di finanziamenti pubblici erogati dalla Regione solo se, in ossequio al Codice della Strada, saranno dotati di adeguate infrastrutture ciclabili tali da consentire il transito in bicicletta in condizioni di sicurezza”.
“In Puglia – spiega il promotore della legge e capogruppo regionale del Pd, Antonio Decaro – non si pensa più alla bicicletta come il mezzo di trasporto usato da pochi ecologisti o appassionati del Giro d’Italia. Vogliamo infatti che la bicicletta conquisti un ruolo di primo piano nei trasporti quotidiani dei pugliesi e in quelli dei turisti. A questi ultimi, infatti, il resto d’Europa offre già la possibilità di percorrere itinerari cicloturistici, e la Puglia, con le bellezze del suo paesaggio e i profumi delle sue terre, può fare altrettanto”.
Il turismo in bicicletta muove ogni anno in Europa oltre 10 milioni di persone. E produce un fatturato di tutto rilievo, come quello della ciclovia del Danubio: 340 Km per 1 milione di cicloturisti l’anno e 45 milioni di fatturato. Oppure quello della rete ciclabile Svizzera: 3.300 Km per 4,7 milioni di cicloturisti l’anno e 95 milioni di fatturato.
E la legge del Pd non prevede solo il finanziamento di infrastrutture ciclabili in senso ampio (piste, itinerari, vie ciclabili, interventi di moderazione del traffico tra cui le Isole ambientali), ma anche quello di attività di promozione, comunicazione e servizi ai ciclisti e ai cicloturisti.
Si tratta infatti di una legge che non si limita a invitare il cittadino all’uso della bicicletta, ma che pensa e offre tutti gli strumenti necessari. Ad esempio, con l’introduzione e classificazione delle “ciclovie”. Si tratta di quella tipologia di strada dedicata alle biciclette, ma diversa dalle piste ciclabili, dotate di diversi livelli di protezione dal traffico stradale. Alla sicurezza dei ciclisti, infatti, il Pd dedica grande attenzione, soprattutto in considerazione dell’ancora scarso rispetto dei ciclisti da parte degli automobilisti. Nell’ottica di una maggiore sicurezza, poi, si inserisce anche la realizzazione di segnaletica verticale e orizzontale, specializzata per il traffico ciclistico; e della segnaletica integrativa dedicata agli itinerari ciclabili.
Per il segretario regionale del Pd pugliese, Sergio Blasi, “incentivare la mobilità sostenibile ed il cicloturismo è una priorità per la nostra Regione. Ritrovare il piacere di essere a contatto con la natura – spiega – oppure quello di trascorrere vacanze in bicicletta attraverso tratti di viabilità appositamente segnalati e organizzati, e ancora consentire e incentivare l’utilizzo della bici anche in ambito urbano, sono diritti che i cittadini hanno e che la politica deve garantire”.
Questa legge servirà anche ad accelerare il processo di pianificazione ciclabile all’interno di altri strumenti quali i Piani Urbani della Mobilità (che prevedono il decongestionamento stradale e la riduzione delle emissioni atmosferiche, del rumore da traffico e dei consumi energetici), e come i Piani Urbanistici Generali e i Piani Territoriali di Coordinamento Provinciale (che impongono a Comuni e Province di dotarsi di piani di reti ciclabili e ciclopedonali). Anche per questo la legge affida a Province Comuni l’individuazione della rete ciclabile e ciclopedonale, affinché connettano tra loro i centri scolastici, i centri commerciali, i distretti e le zone industriali,i luoghi di interesse culturale ed il sistema della mobilità pubblica.
L’uso della bicicletta potrà così entrare davvero di diritto nelle abitudini dei cittadini. Non è un caso che tra gli interventi previsti ci sia anche la costruzione di cicloposteggi attrezzati (liberi o custoditi), e di centri per il deposito, il noleggio e la riparazione di biciclette. Questi dovranno essere sistemati vicino ai centri intermodali di trasporto pubblico e in strutture pubbliche.
Significativa è la disposizione, nel quadro delle indicazioni del Piano Regionale dei Trasporti, che prevede di destinare al parcheggio di biciclette una quota non inferiore al 10 per cento dei posti auto previsti. Gli Enti locali dovranno intervenire per risolvere il problema di quanti non sanno dove parcheggiare la bici quando sono a casa: nei regolamenti edilizi i Comuni dovranno inserire norme che prevedano spazi comuni, negli edifici adibiti a residenza e in attività terziarie o produttive, per il deposito di biciclette. Inoltre, negli edifici di edilizia residenziale pubblica, si dovrà consentire il deposito di biciclette in cortili o spazi comuni.
L’importanza dell’intermodalità bici-trasporto pubblico e collettivo, è diventata ormai essenziale, anche per rispettare la direttiva europea sulla qualità dell’aria: è infatti arrivata alla Corte Europea di giustizia la causa che vede l’Italia sul banco degli imputati per il mancato rispetto delle regole sui valori limite delle particelle di Pm10 che sono causa dello smog. I dati più recenti, riferiti al 2009, indicano una persistenza della situazione di superamento dei valori limite giornalieri e annuali in 70 zone, tra cui c’è la Puglia. Le misure necessarie per assicurare il rispetto dei valori limite – sostiene la Corte europea – non risultano ad oggi “né attuate né adottate”.
Anche secondo l’European Cyclists’ Federation (ECF) un contributo utile alla lotta ai cambiamenti climatici si avrebbe se, a seguito di adeguate politiche locali a favore della mobilità ciclistica, entro il 2020 la media europea di spostamenti in bici passasse dall’attuale 4% al 15% e se gli incidenti mortali ai danni dei ciclisti si riducessero del 50%. Per questo motivo l’ECF ha sollecitato i sindaci delle città europee a sottoscrivere un documento di impegni in tal senso denominato “Carta di Bruxelles”.
E la legge del Pd vuole lavorare fino in fondo in questa direzione, stabilendo anche che, per l’illuminazione dei tracciati e dei percorsi ciclabili, siano adottate prioritariamente fonti energetiche rinnovabili e metodologie di risparmio energetico.
Con l’attuazione di questa legge, insomma, la Puglia potrà contribuire in maniera sensibile a ridurre l’inquinamento nel nostro Paese. Basti pensare che l’Italia è lo Stato con il maggior indice di motorizzazione privata in Europa: 62 veicoli ogni 100 abitanti rispetto ad una media europea del 46% (dati Euromobility 2009). Ogni auto, che molto spesso viaggia con il solo conducente a bordo, circola solo per due ore al giorno, mentre nelle altre 22 ore rimane parcheggiata. Secondo l’Istituto Superiore di Formazione e Ricerca per i Trasporti, l’automobile è utilizzata dall’83% degli italiani nonostante il 60% degli spostamenti abituali non superi i 5 Km; il 40% i 2 Km e il 15% un solo Km.
Tutte distanze, queste, che potranno essere presto percorse agevolmente in bicicletta, migliorando la salute e l’umore di tutti i cittadini pugliesi.

Sintesi della proposta

La presente proposta di legge si compone di 12 articoli.

L’articolo 1 definisce le finalità della legge che ha lo scopo di perseguire, attraverso la creazione di una rete ciclabile regionale integrata con le altre reti trasportistiche e  ciclabili, obiettivi di intermodalità e di migliore fruizione del territorio e di garantire lo sviluppo in sicurezza dell’uso della bicicletta come mezzo di trasporto in ambito urbano ed extraurbano.

L’articolo 2 definisce il Piano Regionale della Mobilità Ciclistica che individua il sistema ciclabile di scala regionale,e che è approvato dalla Giunta Regionale, sentita la competente Commissione consiliare, ed è aggiornato di norma ogni tre anni.

L’articolo 3 introduce e classifica, anche in analogia alle migliori esperienze europee,  le ciclovie, vale a dire tutta quella tipologia di strade per le biciclette, diverse dalle piste ciclabili in senso stretto, che siano legittimamente percorribili dai ciclisti,  dotate di diversi livelli di protezione dal traffico stradale a seguito dell’introduzione di adeguati provvedimenti e/o infrastrutture, e appositamente segnalate.

L’articolo 4 stabilisce che sia le Province che i Comuni redigono piani di rete per la mobilità ciclistica sulla viabilità di propria competenza, tenuto conto del Piano Regionale della Mobilità Ciclistica, se già vigente. I piani provinciali programmano gli interventi a livello sovra comunale e sono individuati nei Piani Territoriali di Coordinamento Provinciale, facendone parte integrante,mentre i piani comunali programmano gli interventi a livello locale, diventando parte integrante dei Piani Urbanistici Generali.

L’articolo 5 specifica in dettaglio le diverse tipologie di interventi di carattere infrastrutturale, promozionale e di servizi previsti e finanziabili dalla legge.

L’articolo 6 definisce come soggetti attuatori della legge Province, Comuni, enti gestori dei parchi nazionali, regionali e locali, che adottano ogni iniziativa utile per realizzare e promuovere, anche con la collaborazione di privati, gli interventi previsti dalla legge, ricorrendo ad adeguate forme di concertazione, compresi gli accordi di programma.

 L’articolo 7 definisce le disposizioni particolari per le Province. Per la realizzazione, gestione e implementazione del piano per la mobilità ciclistica di competenza è prevista, presso ciascuna Provincia, l’istituzione degli Uffici Provinciali per la mobilità ciclistica. Tra i diversi compiti assegnati, la redazione e l’aggiornamento del Sistema Informativo Territoriale (SIT) della rete ciclabile provinciale e  la classificazione delle ciclovie per tipologia e qualità.

L’articolo 8 definisce le disposizioni particolari per i Comuni, che hanno obbligo negli edifici di edilizia residenziale pubblica di consentire il deposito di biciclette in cortili o spazi comuni. Inoltre, i Comuni  devono inserire nei regolamenti edilizi norme per la realizzazione di spazi comuni negli edifici adibiti a residenza e attività terziarie o produttive per il deposito di biciclette ed anche presso strutture pubbliche.

L’articolo 9 prevede che la manutenzione delle ciclovie e dei percorsi attuati a seguito delle scelte definite dal Piano Regionale della Mobilità Ciclistica, così come dei percorsi e delle ciclovie preesistenti, è a carico degli enti proprietari nel cui territorio insiste il percorso. Gli accordi di programma che definiscono tracciati che insistono sul territorio di più Comuni devono prevedere anche la ripartizione dei costi di manutenzione, sia ordinaria che straordinaria. La Regione assicura l’erogazione di contributi secondo un piano prestabilito dalla Giunta Regionale.Si stabilisce inoltre che per l’illuminazione dei tracciati e dei percorsi ciclabili vanno adottate, prioritariamente, fonti energetiche rinnovabili e metodologie di risparmio energetico.

L’articolo 10 stabilisce che la Regione determina annualmente, sulla base delle disponibilità di bilancio, i programmi attuativi di intervento e di finanziamento. E’ demandato alla Giunta Regionale di determinare le modalità di assegnazione dei contributi, riconoscendo priorità agli interventi previsti nel Piano Regionale e nei Piani Provinciali e Comunali. Il finanziamento da parte della Regione è subordinato alla compartecipazione dei soggetti attuatori.

L’articolo 11 stabilisce che tutti i progetti di opere stradali potranno beneficiare di finanziamenti pubblici erogati dalla Regione solo se, in ossequio al Codice della Strada, è prevista per l’intero sviluppo la realizzazione di piste e/o infrastrutture ciclabili adiacenti.

L’articolo 12 individua in euro 10 mila lo stanziamento previsto per l’esercizio finanziario 2011 sul cap. 553027,mentre per gli esercizi finanziari successivi gli stanziamenti saranno assentiti con le leggi di bilancio ricorrendo sia a risorse autonome che comunitarie e statali.

PROMOTORE DELLA LEGGE E CAPOGRUPPO REGIONALE DEL PARTITO DEMOCRATICO

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