Stucchevole !

Il bike sharing, è un servizio che dal settembre 2009 consente di prelevare una bici del Comune e di muoversi in città, prelevando e depositando il mezzo presso le postazioni esistenti. La prima ora è gratuita la seconda costa 50 cent. e dalla terza in poi 1 euro l’ora ( ma se adottate un piccolo trucchetto e entro il 59 minuto consegnate la bici e la riprendete dopo pochi istanti l’ora gratuita ripartirà). La tessera costa solo 20 euro e si può in seguito ricaricare a piacere. Dal sito nazionale della società produttrice degli impianti http://bicincitta.com/  potrete accedere al vostro profilo e verificarne utilizzo e spesa. Stessa cosa dovrà fare il fornitore del servizio, il Comune. Infatti nei comuni d’Italia dove il servizio è presente l’amministrazione verifica la funzionalità del sistema che gli serve per il posizionamento delle future piazzole.  Il bike sharing riscuote un notevole successo dove l’accesso alle tessere è agevole, i percorsi sono diffusi e sicuri, le postazioni sono molto numerose (500 mt. secondo alcuni studi è lo spazio che dovrebbe intercorrere tra una postazione e l’altra per un incremento notevole dell’utilizzo delle biciclette ). Ma quanto costano al Comune (cittadini) queste biciclette condivise sia per quanto riguarda l’installazione che per la manutenzione? Per non parlare poi di coperture e accessori vari, il tutto ben condito da batterie e pensiline fotovoltaiche?

Perché dovrei usare una bicicletta che ha un costo per me certo quando posso usare la mia?

I costi della propria bicicletta sono davvero ridicoli (una foratura ogni tanto? Costo € 2. Il cambio dei copertoni dopo centinaia di km? Costo: € 10. Una spruzzata di olio per la catena? Costo: fluttuante! Non si capisce perché ancora si dica che in molte città è destinato a prendere sempre più piede. L’aumento di ciclabilità è determinato non tanto dalla diffusione del bike sharing (basta vedere per questo l’esperienza di Ferrara http://www.ferrarainbici.it/  dove ci sono appena 8 postazioni ma in punti strategici), quanto da politiche mirate, volte a stimolare la mobilità dolce in generale e ciclistica in particolare che hanno come chiaro obiettivo quello di far sentire il ciclista tutelato e incentivato all’utilizzo del mezzo a pedali, quelle che creano le condizioni perchè un ciclista possa mettersi in sella, dal manto stradale alla segnaletica passando per la progettazione di percorsi o /e corsie utili al ciclista. Politiche  che spingono per l’adozione di zone 30, per la creazione di parcheggi custoditi in prossimità dei punti di scambio (treno/auto/bici), per l’adozione di semplici ordinanze per utilizzo condiviso di corsie preferenziali o per i sensi vietati, dove possibile. E’ in questo contesto che il bike sharing può diventare “la ciliegina sulla torta” della ciclabilità, un servizio da offrire anche al cittadino sprovvisto di bici privata (trovatemene uno che non abbia in garage una bicicletta ) ma soprattutto è un intervento da fare per trasformare tutti quei cittadini non residenti nella città, che la frequentano per motivi di lavoro e di studio, quelli che provengono dall’ enorme provincia di Lecce e che potrebbero lasciare la loro macchina nei parcheggi/scambio dove dovrebbero trovare, oltre ad una grande convenienza nel parcheggiare a costi bassissimi una bici funzionante per raggiungere il centro per lavoro o per altri motivi. Pedalando. Peccato però che a Lecce l’unico grande parcheggio di scambio ad ora esistente sia il Carlo Pranzo. Lì c’è la postazione del bike sharing ma da ben due anni è  impossibile fare una tessera nelle vicinanze. Hotel Tiziano compreso!

Sarebbe inoltre stato interessante permettere ai turisti di fruire del servizio. Ma per questo ci vogliono sempre le tessere. Rapidamente e semplicemente. Oppure poterle affittare appena  scesi da un treno. All’uscita dalla stazione totale assenza  di tessere ma bici in bella mostra . Sembra quasi che sia stato fatto apposta che risponda ad una precisa politica, quella di lasciare sguarnito il servizio nei punti chiave! A proposito di tessere: non si è ancora  saputo qual era il contenuto dell’accordo Comune di Lecce, Federalberghi e Federtabaccai, stipulato in fase di avvio del primo bike sharing leccese. Sicuro è che neanche il tabaccaio di fronte a Santa Croce, ultima speme, ora è in grado di vendere la tessera.

Ieri, nella sale dell’ex conservatorio Sant’Anna, si è svolto un convegno nazionale organizzato proprio dall’assessorato alla Mobilità, diretto da Giuseppe Ripa per celebrare la nomina a Presidente del Club delle Città del Bike Sharing (CCBS), ottenuta per semplice rotazione in un club di pochi eletti. Un incontro autoreferenziale al quale non è seguito un vero e proprio confronto sui problemi che affliggono il bike sharing leccese. E’ mancata una tavola rotonda dove discutere insieme ad esperti e cittadini interessati. La propaganda come sempre prende il sopravvento, sono stati invitati esperti da Torino e Milano ed esponenti delle associazioni F.I.A.B. e Legambiente, per dare il loro contributo, ognuno preoccupandosi del suo piccolo orticello. Un occasione mancata! Come quando si tiene Maradona in panchina.

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