WAW – Rapporto Aci-Censis: “L’auto è un bancomat”

Picco dell’auto: tra il 2005 e il 2010 – 25% di nuove vetture tra i giovani

La diciannovesima edizione dell’analisi sul mondo dell’auto mostra un quadro “tragico”: la macchina si usa sempre meno e costa sempre di più !

🙂

 

I giovani italiani, pur di risparmiare, decidono di rinunciare all’auto. Secondo una ricerca elaborata dal Centro Studi Unrae, l’Associazione delle Case automobilistiche estere presenti in Italia, sono in calo gli acquisti di automobili da parte dei giovani tra i 18 e i 29 anni (da 30 autovetture per 1.000 giovani nel 2005 a 23 del 2010 informa l’Istat, circa il 25% in meno). La colpa è del caro-auto, in quanto tra prezzo d’acquisto, tasse, manutenzione, benzina e assicurazione auto, i costi lievitano e sono sempre meno i ragazzi che possono permetterseli. Chi nonostante tutto riesce ad acquistare una quattro ruote, si trova poi a dover sostenere costi spropositati per il suo mantenimento, a cominciare dai costi assicurativi. Così la quota di mercato delle immatricolazioni attribuibili ai giovani tra i 18 e i 29 anni è passata dal 13,8% del 2005 all’11,9% del 2010, per scendere al 10,7% nella prima metà del 2011. Per uscirne, ritiene il Direttore Generale dell’Unrae Gianni Filipponi, è necessaria l’adozione di una “politica di agevolazione al credito per i giovani che si accingono ad acquistare la loro prima autovettura”. Il risultato immediato sarebbe una domanda aggiuntiva di circa 50.000 immatricolazioni annue.

“La crisi economica frena l’automobile: 1 italiano su 5 ha ridotto l’uso del proprio veicolo, che si conferma comunque il mezzo preferito per l’83,9% degli spostamenti. Sono soprattutto i giovani ad abbandonare le quattro ruote, ricorrendo più di prima a bus e due ruote; gli over45 ripiegano sulla bicicletta o una passeggiata. Riscuote un maggiore gradimento il trasporto pubblico, soprattutto in città, ma i passeggeri chiedono corse più frequenti, orari in linea con le esigenze della domanda e contributi economici per biglietti ed abbonamenti”.

Apre così, con una stangata di rara durezza il XIX Rapporto Aci-Censis “Automobile 2011” appena presentato dal presidente dell’Aci, Enrico Gelpi, e dal presidente della Fondazione Censis, Giuseppe De Rita

D’altra parte oggi stesso abbiamo appena parlato della ricerca della Gartner Automotive Practice che con spiega come il mito dell’auto sia agli sgoccioli (alla domanda “Scambieresti mai la vettura per l’accesso ad internet?” La risposta è si per il 46%…) e la ricerca del Censis in qualche modo spiega perché: la macchina si usa sempre meno, ma costa sempre di più: 3.278 euro nel 2011 contro i 3.191 del 2010 (+2,7%).
Gran parte di questo

salasso deriva dalla spesa per il carburante (1.530 euro, +2,3%), l’assicurazione (715€, +2,9%) e il parcheggio (218€, +5,3%). Ma in forte aumento anche le multe (+18%). Così, purtroppo, la crisi porta a ridurre notevolmente i costi di manutenzione ordinaria (-15,2%), con il risultato di avere minore sicurezza e – alla fine – paradossalmente più spese perché questo fa crescere sensibilmente i costi di manutenzione straordinaria (+8,5%).

“La crisi che stiamo vivendo comporta serie difficoltà  –  ha spiegato il presidente dell’Automobile Club d’Italia, Enrico Gelpi  –  ma è un’occasione per affrontare con determinazione sfide che in altri momenti verrebbero rimandate. I costi a carico degli automobilisti sono ormai al limite della sopportabilità: oltre 165 miliardi di euro, di cui 58 miliardi come prelievo fiscale. Sempre di più si fa strada l’irritazione, perché il ridotto utilizzo dell’auto non comporta risparmio per le famiglie. Quest’anno si contano cinque interventi sulle accise e da gennaio scatterà l’aumento deciso con la Legge di Stabilità. L’ACI sottolinea da tempo l’esigenza di un indirizzo uniforme delle politiche dei trasporti, ripensando il rapporto tra urbanistica e mobilità, con interventi specifici per la sicurezza stradale e la formazione dei giovani”.

Tutto questo ovviamente spiega anche il perché della profonda crisi di vendita, ma secondo la ricerca gli italiani sarebbero disposti a comprare (quindi a far invertire la tendenza), solo se calerà il prezzo dei carburanti e delle polizze assicurative, e si introdurranno forme di incentivazione economica. Tutte cose di cui non si vede nulla all’orizzonte. Quindi…

Precisa anche l’analisi sul comportamento: “Aumentano le trasgressioni “confessate” – spiegano i ricercatori del Censis – dagli automobilisti, sia quelle a basso rischio di incidentalità (divieto di sosta +9%, occupazione corsia mezzi pubblici +5%, violazione ZTL +3%), sia quelle più pericolose (sorpasso a destra +5%, superamento limiti di velocità +15%, cellulare senza vivavoce +25%). Cresce anche la percentuale dei sanzionati, soprattutto per passaggio col rosso (+8%), superamento dei limiti di velocità e mancato rispetto della precedenza (+3%).
Diminuiscono invece del 4% le multe per una infrazione molto comune: l’uso del cellulare senza viva voce. Autovelox e tutor non spaventano particolarmente i conducenti: il 56% si dichiara indifferente, mentre il 29% si affida a “contromisure” come navigatori satellitari o app per smartphone. L’indagine pone in evidenza un deficit culturale: 1 automobilista su 10 non rispetta i parcheggi riservati ai disabili.
A tutela della sicurezza stradale, il 44% degli italiani si dichiara favorevole all’inasprimento delle pene per i pirati della strada. Maggiore severità anche verso i conducenti ubriachi, chi passa con il rosso e guida contromano”.

In realtà, analisi dei comportamenti o no, tutta la ricerca spiega molto bene l’atteggiamento degli italiani davanti alla crisi. E più di mille discorsi e tabelle per capire il concetto, basta guardare l’immagine simbolo scelta sulla copertina della ricerca: una macchina-bancomat. Più chiaro di così…

 

 

 

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